Se volete fare un test geografico piuttosto impegnativo, andate qui. Vi avverto che è lunghetto, quindi fatelo in un momento di tranquillità. Io a un certo punto sono andato un po' in palla (non ero preparato a un test così "stressante") e nella fretta ho confuso York con New York, ma nel complesso mi sono difeso bene. In ogni caso il mio punteggio finale è stato questo:
Non posso lamentarmi: al primo tentativo sono arrivato al terzultimo livello (ci vuole un punteggio minimo per passare al livello successivo). Ma voglio riprovarci, tanto le domande sono random, e ogni partita è a sé. Fra l'altro, conta anche la velocità, e la prima volta non me n'ero reso conto subito. Perdonatemi l'entusiasmo infantile, ma per uno come me, che da piccolo passava ore sull'atlante e conosceva a memoria (quasi) tutte le capitali del mondo, questo giochino è una vera libidine!
Per ora lo spot elettorale del Partito Socialista con un "testimonial" d'eccezione non è visibile da nessuna parte. Non appena sarà disponibile, lo proporrò pure qui. Nell'attesa, pubblico questo pezzo tratto dalla newsletter odierna del PS (partito al quale ho deciso di dare il mio voto alla Camera... ecco, ho fatto outing !)
Boselli: Cristo è di tutti
Le versioni sono due: una di 30 e un'altra di 15 secondi. E in tutte e due la scena clou è la stessa: un Cristo biondo, quello di Jesus Christ Superstar, che apre le braccia verso il cielo mentre una voce fuori campo dice: "E' lui il primo socialista della storia!". Lo spot elettorale dei Socialisti, che dal 29 marzo sarà trasmesso su tutte le reti Tv nazionali, ha già sollevato numerose polemiche nei giorni scorsi "senza che nessuno lo avesse visto". Così oggi il leader Enrico Boselli, accompagnato da Gavino Angius e da Roberto Villetti, decide di rispondere ai detrattori mostrando il video in anteprima alla stampa, nella sede del partito, e spiegando che "una polemica preventiva equivale di fatto ad una censura preventiva".
Non c'è nulla di "blasfemo" in questo messaggio che abbiamo voluto trasmettere, incalza Angius, perché "Gesù è di tutti" ed è stato "senz'altro lui il primo ribelle della storia": un "ribelle che si è battuto per la libertà e la giustizia del genere umano". E un conto, sottolinea Boselli, è "criticare le gerarchie ecclesiastiche per alcune scelte sulle quali non siamo d'accordo e altro è parlare di Cristo. Sono due cose completamente diverse".
Il primo che paragonò i valori del cristianesimo all'umanesimo socialista, poi, ricorda Villetti, fu addirittura Antonio Labriola nel 1896, quindi "nessuna novità" su questo fronte.
Nello spot elettorale, realizzato dalla regista Katia Simmi, ci sono varie immagini di Gesù prese da tre film diversi: "Jesus Christ Superstar", il "Vangelo secondo Matteo" di Pier Paolo Pasolini e "Sette chilometri da Gerusalemme" di Claudio Malaponti. "Nella prima versione del video - spiega la regista - avevamo inserito brani anche di altri film tra cui la 'Passione di Cristo' di Mel Gibson, ma poi abbiamo deciso di accorciare e la scelta è ricaduta solo su questi tre".
Nello spot si alternano così varie immagini di Gesù, in bianco e nero e a colori, fino a quando un attore, sempre vestito da Nazareno, non traccia un cerchio in terra, mentre la voce fuori campo si rivolge direttamente al potenziale elettore invitandolo a "chiudere il cerchio" votando Socialista. Il cerchio disegnato si tinge di rosso e si trasforma nel simbolo "Partito Socialista-Boselli".
Il segretario del Ps spiega che i Socialisti spesso si sono rifatti ai valori del Vangelo e del cristianesimo, a cominciare dal '46, e questo perché il "Socialismo ha sempre fatto della difesa dei più deboli la sua battaglia fondamentale". Quindi il riferimento al Cristo da parte dei socialisti non deve preoccupare, né indignare anche perché, sottolinea Angius, "Gesù è di tutti coloro che sanno raccogliere la forza del suo messaggio".
Angius, respingendo ogni giudizio di "immoralità" e di "blasfemia" espresso in questi giorni contro lo spot soprattutto dagli ex Dc, ricorda che fu piuttosto la Dc nel '48 ad essere "sacrilega" quando coniò lo slogan: "Nell'urna Stalin non ti vede, Dio sì...".
E a dimostrazione di quanto i socialisti abbiano sempre fatto riferimento all'umanesimo cristiano, Villetti riferisce un ricordo d'infanzia di Fernando Santi, ex segretario Cgil, che portato dal padre in una sezione socialista vedendo due quadri appesi raffiguranti due uomini con la barba, uno scuro e un altro biondo chiese al padre chi fossero. E la risposta fu: "Il primo, figlio mio, è Karl Marx, il secondo è Gesù, il primo socialista della storia...".
Infine Boselli, replicando alle critiche giunte in particolare dai centristi, si è chiesto il perché di questa polemica preventiva: "Nel messaggio dei socialisti non c'è nulla di sacrilego, di immorale. Immorale, casomai, è proporre la Rosa bianca e scoprire un giorno che non c'è più perché si è presa un seggio da Casini".
Per rinfrescarci la memoria su Ciarrapico – finito su tutte le prime pagine in questi giorni – che cosa c'è di meglio che ascoltare una performance di Elio e le Storie Tese al concerto del 1° maggio 1991? (Parlano, anzi, cantano di lui a partire dal minuto 4.35 del video, ma anche tutto quello che viene prima è interessante come "memoria storica".)
Oggi la "Stampa" pubblica un bel commento di Gian Enrico Rusconi sulla vittoria di Zapatero, di cui vi consiglio caldamente la lettura. Eccone la chiusa, un po' sconfortante per noi laici italiani: «Non so se un futuro ipotetico governo Veltroni proporrà leggi non gradite alla gerarchia ecclesiastica, sostenendo il principio dell’autonomia dello Stato laico e il primato costituzionale del pluralismo etico. Dovrà prima fare i conti con alcune componenti interne del suo stesso partito, che non mancheranno di ricattarlo. Da questo punto di vista, anche se lo volesse, Veltroni non potrebbe agire con la fermezza di Zapatero. Si è già messo nelle condizioni politiche di non poterlo imitare, ammesso che lo voglia fare. Non aspettiamoci dunque un Veltroni-Zapatero. Non potrà e non saprà farlo. Lo apprezzerà magari a parole, ma da lontano. Nel suo stile.»