Tunguska è un nome che trasmette una suggestione particolare a un appassionato delle avventure di "Martin Mystère" come il sottoscritto. Ora leggo che la causa della tremenda esplosione avvenuta il mattino del 30 giugno 1908 nelle vicinanze del fiume siberiano Podkamennaja Tunguska sarebbe stata accertata una volta per tutte (salvo future smentite, del tutto probabili in casi come questo). Alcuni ricercatori del Cnr e delle università di Bologna e di Trieste hanno pubblicato uno studio in cui sostengono che il lago Cheko (qui sopra) altro non sarebbe che il cratere provocato dall'impatto del frammento di un asteroide o di una cometa deflagrata nell'atmosfera. Maggiori particolari qui. (Fonte: Repubblica.it)
Con piacere vi segnalo l'apertura di un nuovo blog. Non un blog "cazzeggione" come quello del sottoscritto. No. Stultifera Navis (sottotitolo: "La Nave dei Folli". Luogo di critica apocalittica) – l'ultimo coniglio uscito dal cilindro del mio amico Cassiel – nasce infatti con un progetto forte, interessante e forse anche ambizioso. E a questo punto cedo volentieri la parola all'ideatore: «La Stultifera Navis è il simbolo dell'esclusione e dell'emarginazione: luogo che non sta da nessuna parte, perché lo si vuole in continua navigazione e in definitivo naufragio. Quante navi dei folli fanno naufragio nella nostra epoca, sia realmente, che metaforicamente? Questo blog è appunto un luogo dell'eterno "medioevo", in cui naufragio, follia, eresia sono di casa. Un luogo che non esprimerà nessuna linea politica e nessuna formula per la soluzione dei problemi, ma sarà un luogo dell'osservazione apocalittica, in cui la critica radicale ad amplissimo raggio sarà l'unica possibilità di salvezza, aperto alla collaborazione di chiunque ne condividerà lo spirito e l'impostazione.» Qui potete leggere il primo post del blog.
No, forse i carciofi no. Ma cavolfiori, broccoli e cavoli sì. La notizia è che l'aumento delle temperature avrebbe reso coltivabile la terra nel Sud della Groenlandia. Se le cose andranno avanti di questo passo, dunque, il Paese dei ghiacci si trasformerà in qualcosa di più simile a quanto la sua etimologia lascerebbe intendere (il nome danese Grønland, letteralmente, significa "terra verde"). Insomma ,se prima il surriscaldamento globale era per lo più cavoli nostri, adesso sono anche cavoli loro! (Fonti: Repubblica.it, Wikipedia;Fontedell'immagine)
Apprendo ora che il prossimo 29 novembre è in programma Torino Beat International 2007, un concerto con la partecipazione, fra gli altri, di Procol Harum, Creedence Clearwater Revived e New Trolls. E vi confesserò una cosa: mi piacerebbe esserci! (Ma Torino è lontana, purtroppo, o per fortuna.)
"Stampa rassegnata" e "La Gazzetta dello Sport" ricordano l'indimenticabile (tranne che dalla RAI) Beppe Viola a venticinque anni dalla morte. «Era nato per sentire gli angeli e invece doveva, oh porca vita, frequentare i bordelli.» (Gianni Brera)
Un'amica che insegna ai detenuti del carcere di Bollate ha scritto un bel messaggio alla nostra mailing list sulle difficoltà che ha con la sua classe. Lo potete leggere qui.
«Parigi, 1907. Il ritrattista Alessandro Simonetti, sconvolto dalla tragica morte della fidanzata, si trova scaraventato in uno stato allucinatorio permanente, che l’artista interpreta come un’illuminazione: l’occasione per dedicarsi alla ricerca della sua arte più pura.Milano, 1908. Una serie di efferati delitti sconvolge la città. L’indagine viene affidata al commissario delle Guardie di Città, Matteo de Vitalis, che forma una squadra antimostro decisa a tutto pur di fermare il pericolosissimo Fante di Cuori.» Così il sito della Sergio Bonelli Editore presenta il secondo numero della nuova collana "Romanzi a fumetti", da oggi in edicola. Inutile dire che l'ho già acquistato. Non solo la trama e l'ambientazione mi intrigano (anche se l'ho tradita, Milano resta pur sempre la mia città natale, e il primo decennio del Novecento italiano è un periodo storico ancora non troppo battuto), ma penso che questa nuova iniziativa della "corazzata" Bonelli sia assolutamente da sostenere. Venderà senz'altro bene, come già il primo numero, pare. Questo blog, nel suo piccolo, cerca di spacciare qualche copia in più.
"Romanzi a Fumetti Bonelli", n. 2 Gli occhi e il buio
Soggetto, sceneggiatura,
disegni e copertina: Gigi Simeoni
€ 8,00
Domani, al National History Museum di Londra verrà proclamato il vincitore del concorso Shell Wildlife Photographer of the Year. "Repubblica.it" propone una selezione di 14 foto tra le 32mila in concorso (ma i giudici se le guarderanno davvero tutte?) . Qui sotto, le mie due preferite.
In questi giorni, su Biblit – gruppo di discussione dedicato alla traduzione letteraria da e verso l'italiano – tra le altre cose si parla di apostrofi (i traduttori sono una manica di pazzoidi, cosa ci volete fare). A chi non è aduso a lavorare con la lingua sembrerà un tema un po' arido, eppure oggi Lorenzo Enriques della Zanichelli è riuscito a mandarci un gustoso aneddoto in proposito. Con il suo permesso, lo ripropongo qui.
«Anni fa parlavo con Giampaolo Dossena della differenza fra l'apostrofo che denota il troncamento (po', mo', fra' etc.) e quello dell'elisione (l', dell', bell' etc.). Dossena obiettò che in pratica non c'era modo di distinguerli. Gli dissi che no, che quello del troncamento è seguito da uno spazio e quello dell'elisione no e perciò sono diversi. Dossena – come al solito generoso e paradossale – parlò di grande scoperta che avrebbe rivoluzionato gli studi linguistici...
«Vabbè, scherzava: ma ci ripensai la notte e presto il mattino dopo lo cercai alla sede di Milano della "Stampa", dove in genere lo trovavo. Dossena non c'era ancora e a chi mi aveva risposto chiesi di dirgli soltanto che gli apostrofi non sono due, sono tre. Che pensi alla 'nfamia e allo 'nferno nella Divina Commedia e anche alla 'ndrangheta. Lui capirà.
«Ci fu un lungo silenzio e poi la risposta da una voce fattasi attenta e tesa: "Sono il responsabile di questa redazione. Non accettiamo intimidazioni. Ora lei mi dice il suo nome e cognome e da dove telefona e poi mi ripete parola per parola il suo messaggio".»
Questo testmi pare un po' una cavolata, e poi è tradotto da cani! (Un vero oltraggio alla categoria alla quale volente o nolente appartengo.) Ma in fondo è solo un giochino, e io sono un tipo curioso... E così non ho resistito e l'ho fatto!
Stamattina, mentre portavo mia figlia alla scuola d'infanzia, mi sono sintonizzato casualmente su Radio Bellla (sic!) e Monella. In quel momento davano I will survive di Gloria Gaynor. Ora, dovete sapere che io negli anni Settanta aborrivo la disco music, o meglio fingevo di aborrirla, visto che poi d'estate, al mare, complici i profumi delle notti mediterranee e gli eccessi ormonali dell’adolescenza, quelle musiche in realtà finivano per inebriarmi (o instupidirmi?). Risentita adesso, però, la disco music classica è impreziosita da quella patina di nostalgia che ti fa apprezzare e digerire tutto. Quasi tutto.
Alla fine dell’ultimo ritornello gaynoriano («I've got all my life to live / I've got all my love to give / and I'll survive / I will survive»), l’anonimo disc-jockey ci fa sapere – a me e agli altri quattro ascoltatori – che il massimo desiderio di un tizio che ha telefonato è quello di ascoltare hic et nunc quel capolavoro del kitsch che è L’angelo azzurro di Umberto Balsamo. Avete presente? «Se sei tu l’angelo azzurro / questo azzurro non mi piace, / la bellezza non mi dice / le parole che vorrei…» Un duro colpo anche per un nostalgico inveterato come me. Eppure, neppure Balsamo è capace di interrompere del tutto quel flusso proveniente dal passato, e così riesco a “godermi” perfino un assolo di flauto molto Seventies al quale non avevo mai prestato attenzione in precedenza (e quando mai avevo ascoltato Umberto Balsamo attentamente?). Ma ecco che, da dietro, mi arriva la voce di Sofia, tre anni da compiere fra due settimane: «Ma che musica è questa?» mi fa. E io: «Non ti piace?» «No.» «Vuoi che cambi?» «Sì.» Fine dell’Angelo azzurro. Si torna a Platinette.
Come dice giustamente anche Luca Sofri, se l'avesse fatto un artista in voga, Veltroni se ne sarebbe rallegrato. Anzi, l'avrebbe pure pagato profumatamente, aggiungo io. E tutto questo coro mediatico di commenti scandalizzati per un gesto discutibile finché si vuole, ma pur sempre "creativo", fuori dagli schemi, e soprattutto senza conseguenze, è indice del "pensiero unico" che avanza. Inquietante. La reazione più idiota: "Sono slogan mortuari che fanno pensare all'estrema destra." (Silvio Di Francia, assessore alle politiche culturali del Comune di Roma)
«Un uomo è stato arrestato a Pittsburgh dopo aver tentato di pagare la spesa con una banconota da un milione di dollari. Il direttore del supermercato ha chiamato la polizia dopo che il cliente, di fronte al rifiuto della cassiera di dargli il resto, ha reagito in modo violento.» (Tratto da "Internazionale", n. 715)
Lasciamo da parte per un attimo il surriscaldamento globale, la fame nel mondo, le guerre, il precariato e altre quisquilie del genere, e concentriamoci sui veri probemi dell’umanità. Le mèches, per esempio. Ma perché le donne si fanno le mèches? Non solo sono brutte, ma fanno invecchiare di colpo di dieci anni una “ragazza” che si sottoponga all’insana pratica. Oltretutto pure assai costosa, mi dicono. ['MODALITÀ PREDICATORE' ATTIVATA] Donne, ascoltatemi, non abbiate fretta di assumere un aspetto da “signora”, che tanto ci penserà poi il tempo a fare il suo corso! E voi uomini, cosa aspettate ad aderire al Comitato di Lotta Contro le Mèches? Ripubblicate questo appello sui vostri blog, e vedrete che entro il 2015 riusciremo a dimezzare la piaga delle mèches sul nostro pianeta! Così come l’ONU per quella data si è impegnata a dimezzare la povertà estrema e la fame nel mondo, come si è impegnata a fare (Non lo sapevate? Sapevatelo!) [E ORA LA 'MODALITÀ PREDICATORE' LA DISATTIVO O ME LA TENGO BUONA PER IL PROSSIMO POST?]
Se il vostro sogno segreto è quello di farvi un bel bagno in mezzo alle meduse, potete realizzarlo al Jellyfish Lake presso l'isola di Koror (Palau). Pare che siano innocue, d'accordo, ma non so se mi azzarderei!
«Ieri, giornata mondiale dell'alimentazione, 854 milioni di esseri umani sono andati a dormire senza avere mangiato. Nessuno di loro stava seguendo una dieta.» Ce lo ricorda Massimo Gramellini, nella sua rubrica Buongiorno sulla "Stampa", con la sua consueta semplicità e cercando al contempo di non cadere nella retorica che facilmente avvolge questo tema. Il resto lo trovate qui.
Se avete (come minimo) 150mila euro che vi avanzano, potreste considerare l'idea di acquistare un appartamento a Dubai Marina(che no, non è in Romagna). Fonte: Squonk.
Ieri nella nostra mailing list abbiamo parlato, fra le altre cose, dei Pink Floyd. E visto che non siamo più di primissimo pelo, è inevitabile che il discorso affogasse presto nella melassa della nostalgia. Quello che segue è un mio intervento ‘a caldo’, leggermente rielaborato per la pubblicazione sul blog.
Ricordo ancora come fosse ieri quando uscì Wish You Were Here, nell'autunno del 1975 o giù di lì. Avevo tredici anni, allora, e dopo la scuola andai in una grande edicola/negozio di dischi (progenitrice delle catene tipo Fnac di oggi) che c'era in piazza San Babila a Milano - mi pare si chiamasse "Marco" - e ascoltai il nuovo disco dei Pink Floyd (già “mitici”, anche se all’epoca dubito che si dicesse così) con la cuffia messa a disposizione del pubblico. Fu una rivelazione. Data la giovane età, non avevo una grande cultura musicale, benché ascoltassi già roba "seria" come Genesis, Emerson Lake & Palmer, Who ecc.; ma i suoni di Shine On You Crazy Diamond non li avevo mai sentiti prima! Naturalmente acquistai subito l'LP. Era avvolto in una busta di cellofan nero che celava la vera copertina, ricordate? Nessuno però – me compreso – osava strapparla, e tutti si tenevano la copertina nera con l’adesivo sopra. Quelli sì erano anni ruggenti, altro che MP3!
(La prima quartina è stata inviata stamattina da Elisa alla nostra mailing list, al che ho deciso di pubblicare la poesia integrale sul blog, perché del Montale non si butta via nulla!)
Spesso il male di vivere ho incontrato:
era il rivo strozzato che gorgoglia,
era l'incartocciarsi della foglia
riarsa, era il cavallo stramazzato.
Bene non seppi, fuori del prodigio
che schiude la divina Indifferenza:
era la statua nella sonnolenza
del meriggio, e la nuvola, e il falco alto levato.
È meglio perder tempo e innervosirsi per cercare di incastrare in qualche modo una scodella sporca nella lavastoviglie strapiena, oppure rassegnarsi a lavarla a mano risparmiandosi il ministress, costretti però a ingoiare la microsconfitta, con tutte le relative microconseguenze sulla propria autostima? (Alla fine l'ho lavata a mano, per la cronaca.)
Si sa che col passare degli anni la capacita di entusiasmarsi scema. Eppure, quando ieri in edicola ho preso in mano il primo numero della nuova miniserie di Gianfranco Manfredi, non vi nascondo di aver provato un pizzico di emozione. «Dove si narra di come da un trattato di pace scaturì una guerra…» si legge nel frontespizio. E il sito della Sergio Bonelli la presenta così: «1889. Ugo Pastore, in Africa al seguito di suo padre che tratta affari per conto della Caput Mundi, una grossa compagnia commerciale italiana, prende parte come consulente alla stipula di un trattato tra l’Italia e l’Etiopia. All’ultimo momento si rende conto che le due versioni dell’accordo, in lingua italiana e in amarico, differiscono nella formulazione di un articolo fondamentale. Non riesce tuttavia ad ottenere alcuna modifica al testo e si convince che da quell’equivoco, forse più voluto che casuale, sia destinata a nascere una disputa dalle funeste conseguenze. Assegnato in seguito ad una spedizione diretta in Sudan, viene assalito dai predoni di Volto Nascosto, un enigmatico profeta guerriero che lo fa prigioniero...» Qualcosa di diverso rispetto all'abituale produzione bonelliana, non c'è dubbio.
No, l'albo non l'ho ancora letto. È un periodo di fuoco, e preferisco affrontarlo tra un paio di giorni, quando avrò un po' più di tranquillità. Mi piace posticipare la lettura di un libro o un fumetto verso il quale nutro aspettative per infiammare ancor di più la curiosità. Del resto, non mi sono mai sentito un lettore vorace. Quindi non vi sorbirete la classica recensione, tranquilli. («No, la recensione, no!») Sappiate solo che la serie - a termine (ma questa ormai non è più una novità per la Bonelli) - si struttura in quattordici albi, perciò in poco più di un anno sapremo tutto.
Manfredi è molto bravo nell'imbastire trame da feuilleton, e la forma della miniserie dovrebbe aiutarlo a non cadere nella trappola dei "finali affrettati" che talora caratterizzano la sua produzione (almeno in Magico Vento). Insomma, sono certo che lo comprerete pure voi. Buona lettura!
Volto Nascosto n. 1 (mensile) I predoni del deserto
Soggetto e sceneggiatura: Gianfranco Manfredi
Disegni: Goran Parlov
Copertina: Massimo Rotundo
Dopo essere rimasto per diversi giorni in lista d'attesa, il vostro blog preferito (sì. sto parlando proprio di questo... fate finta, almeno!) è finalmente stato a